Oro usato di recupero, è possibile venderlo?

oro scheda ramL’oro è un metallo prezioso conosciuto all’uomo da tempi lontanissimi. Tutti impariamo a conoscerlo fin dalla più tenera età e siamo in grado di individuarlo ad occhio nudo nelle sue forme più tradizionali: i lingotti, le monete,i gioielli.
Chiunque, di fronte ad un anello in oro sa che esso racchiude un valore, che può trasformarsi letteralmente in denaro contante se rivenduto, oppure che, se fuso, può tornare ad essere oro puro, pronto per il riuso o la lingottatura.
Bene o male crediamo di conoscere tutto dell’oro: le sue caratteristiche fisiche, le sue proprietà, il suo valore.
Eppure questo biondo metallo è in grado di stupirci di nuovo e di apparire là dove non ci aspetteremmo mai di trovarlo, ovvero nei nostri pc e nei telefoni cellulari.
Assurdo? No, per nulla.

L’oro, oltre ad essere un buon materiale per la lavorazione, in quanto molto malleabile, è infatti anche un ottimo conduttore e viene utilizzato ormai da decenni, anche nella costruzione delle componenti degli strumenti informatici di maggior diffusione.
In ogni pc domestico pare siano contenuti addirittura 6 gr di oro puro, una quantità di metallo prezioso davvero notevole, se si considera che per giustificare uno scavo tradizionale, con tutte le conseguenze per l’ambiente e le spese connesse, sono sufficienti 5 gr.
Anche nei telefoni cellulari è presente oro puro ed è addirittura visibile ad occhio nudo: basta rimuovere dal suo alloggio la batteria per veder affiorare i contatti in tutto il loro aureo splendore. Anzi, in questo caso il rapporto tra la quantità di metallo prezioso contenuta e il volume dell’oggetto è ancora più elevato, considerate le dimensioni dei devices.

Tutti possediamo almeno un pc e uno o più telefoni cellulari e li cambiamo con una frequenza davvero incredibile. Alla luce di ciò non stupisce affatto che si stia cercando un modo per recuperare l’oro in essi presente.
L’Italia a tale proposito è stata tra le prime nazioni europee a lanciare un progetto pilota, ad opera di una università pubblica che, nel 2005 ha affrontato proprio uno studio di fattibilità al fine di verificare la convenienza del recupero dell’oro presente nelle componenti informatiche.
Sebbene le quantità, come abbiamo già accennato, siano tutt’altro che indifferenti, è ancora difficile parlare di una vera e propria convenienza. L’obiettivo sarebbe infatti quello di recuperare l’oro dagli scarti e dai rifiuti elettronici, prodotti ogni anno in quantità industriali, al fine di ridurre gli scavi tradizionali che rappresentano oltre ad un costo notevole, un vero e proprio pericolo per l’ecosistema circostante.
Purtroppo, allo stato attuale delle conoscenze tecnico scientifiche, il recupero dell’oro dai pc e dagli smartphones risulta ancora poco conveniente e pericoloso: le attuali procedure hanno dei costi troppo elevati e richiedono l’utilizzo di solventi e agenti chimici estremamente nocivi per l’ambiente, nonché per gli operatori che dovrebbero maneggiarli.

Ciò nonostante l’attenzione degli Stati e delle aziende private è ancora molto alta e le ricerche proseguono a ritmo serrato, favorite anche dalla legislazione che, negli ultimi anni, si è occupata del recupero e smaltimento dei rifiuti informatici, non solo imponendo una raccolta differenziata specifica, ma anche prevedendo sovvenzioni e incentivi per un eventuale recupero.
A guidare il fronte delle ricerche ci sono oggi la Francia, la Germania e i paesi del fronte asiatico. La Cina, in particolare, potrebbe trarre notevoli benefici dalla definizione di una procedura per il recupero dell’oro dai componenti informatici, dato che sul suo territorio confluisce ogni anno addirittura l’80% della quota mondiale di rifiuti di questo tipo.